
15) Quando le cose sono in potenza e quando in atto.
Aristotele pone la distinzione fra ci che ha il principio della
sua generazione fuori di s e ci che lo ha in s. Il concetto di
atto (dal latino actus; le parole che usa Aristotele sono
enrgheia ed entelcheia)  fondamentale nella definizione
aristotelica del movimento e del divenire: esso indica ci che ,
con determinate caratteristiche, nel presente: il foglio che ho
davanti in questo momento, , in atto, la pagina di un libro. Ma
questa pagina nel passato era qualcosa di diverso (un foglio di
carta nella tipografia o, prima ancora, un albero) che comunque
poteva diventare una pagina: era una pagina in potenza. Riferito
ad albero o a foglio, cio nel momento in cui indica qualcosa di
definito che  nel presente, atto traduce il termine entelcheia.
Ma c' un momento, durante la lavorazione in tipografia, in cui la
carta  trasformata in pagina: anche per questa fase di
trasformazione si pu parlare di atto (proprio nel senso di
azione), che fa diventare un foglio di carta una pagina di libro;
con questo significato atto traduce il termine aristotelico
enrgheia. Nella trasformazione, nel divenire o nel muoversi di
qualsiasi ente si possono quindi schematicamente individuare tre
momenti: a) quando la trasformazione  possibile ma non avviene
(la carta nel magazzino del tipografo); b) quando la
trasformazione avviene (la lavorazione della pagina da parte del
tipografo); c) quando la trasformazione  avvenuta (la pagina
realizzata all'interno del libro). Il momento a) corrisponde alla
potenza, il momento b) e il momento c) corrispondono all' atto; ma
in b) si tratta di enrgheia, in c) di entelcheia

Metafisica, 1049a 5-27 (vedi manuale pagina 125).
1   [1049 a] [...] Per quanto concerne le cose che dipendono dalla
ragione, la questione pu cos definirsi: esse passano dall'essere
in potenza all'essere in atto, quando siano volute e non
intervengano ostacoli dal di fuori; nel caso, poi, di colui che
deve essere guarito, quando non ci siano impedimenti interni. E
diremo che anche una casa  potenza allo stesso modo: quando negli
elementi materiali non ci sia nulla che ad essi impedisca di
diventare casa, e quando non vi sia pi nulla che ad essi si debba
ulteriormente aggiungere o togliere o mutare, allora si ha la casa
in potenza. Cos dovr dirsi per tutti gli altri casi, in cui il
principio della generazione proviene dal di fuori.
2   Le cose, invece, che hanno in s il principio della
generazione saranno in potenza per virt propria, quando non vi
siano impedimenti provenienti dall'esterno. Lo sperma, ad esempio,
non  ancora l'uomo in potenza, perch deve essere deposto in
altro essere e subire mutamento; invece quando, in virt del
principio suo proprio, sia gi passato in tale stadio, allora esso
sar l'uomo in potenza: nel precedente stadio esso ha bisogno di
un altro principio. Cos, per esempio, la terra non  ancora la
statua in potenza, essa deve, prima, mutare per diventare bronzo.
3   Quando diciamo che un essere non  una determinata cosa ma
fatto di una certa cosa (per esempio, l'armadio non  legno, ma
 fatto di legno, n il legno  terra, ma fatto di terra, e, a sua
volta, la terra, se deriva in questo modo da altro, non 
quest'altro, ma fatta di quest'altro), appare evidente che
quest'ultimo termine  sempre in potenza, in senso proprio, quello
che immediatamente segue. Per esempio, l'armadio non  fatto di
terra, n  terra, ma  di legno; il legno , infatti, armadio in
potenza, e come tale  materia dell'armadio, ed il legno in
generale  materia dell'armadio in generale, mentre di questo dato
armadio  materia questo dato legno. E se c' qualcosa di
originario che non possa pi riferirsi ad altro come fatto di
quest'altro, allora questo sar la materia prima. Per esempio, se
la terra  fatta di aria e se l'aria non  fuoco, ma fatta di
fuoco, il fuoco sar la materia prima, la quale non  un alcunch
di determinato

(Aristotele, Metafisica, Rusconi, Milano, 1994 2, pagine 414-415).

